Terapia metacognitiva interpersonale di Dimaggio, Montano, Popolo e Salvatore

 

Terapia metacognitiva interpersonale

Terapia metacognitiva interpersonale

di Dimaggio, Montano, Popolo e Salvatore

Raffaello Cortina Editore – 2013

In questo manuale la Terapia metacognitiva interpersonale è descritta nelle sue procedure passo-dopo-passo, al fine di guidare l’azione del clinico in ogni momento del trattamento, dalla formulazione congiunta del caso alla progettazione e realizzazione del cambiamento.

Il manuale è scritto in un linguaggio accessibile e non gergale, descrive con accuratezza i problemi principali che questi pazienti pongono al terapeuta e offre un ampio ventaglio di soluzioni per risolverli.

Descrizione definitiva e da lungo tempo attesa di questo forte modello di psicopatologia cognitiva

Rappresenta un tentativo, già in buona parte riuscito, di formalizzare il modello in un protocollo flessibile di pratica clinica. Insomma buona teoria, secondo la tradizione italiana, ma anche buona pratica, come ci insegnano i colleghi anglo-sassoni.

Leggere Dimaggio e i suoi collaboratori concede il divertente gioco di riflettere sulle differenze con gli altri modelli metacognitivi:

  • Il Terzo Centro di Semerari, Carcione, Nicolò e Procacci, alla cui edificazione aveva collaborato lo stesso Dimaggio (Dimaggio e Semerari, 2007);
  • Adrian Wells (Wells, 2009);
  • Fonagy (Bateman e Fonagy, 2010).

Terapia metacognitiva interpersonale, una condivisa attenzione per i cicli interpersonali

La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) condivide con Semerari l’attenzione per i cicli interpersonali, ma insiste di più sugli interventi di tipo espressivo e metacognitivo.

Per Dimaggio e i suoi collaboratori il paziente con disturbo di personalità (che è il paziente bersaglio della TMI) ha un difetto di riflessione e di contatto con i propri stati mentali.

Esso compensa questa carenza usando un linguaggio intellettualistico e sostanzialmente evitante. Cosicché in terapia finisce spesso per abbandonarsi a considerazioni pessimistiche sul mondo, la politica, la decadenza dei tempi e dei costumi.

In questi discorsi generici traspare il malessere interpersonale del paziente (che soffre di dolorosi sentimenti di esclusione ed emarginazione) ma emerge anche la sua mancanza di consapevolezza interiore.

Per questa carenza gli autori della TMI  suppliscono incoraggiando continuamente il paziente:

  • a tornare sulla terra,
  • a portare gli esempi concreti del malessere generale,
  • ad andare oltre il vago rammaricarsi sulla decadenza dei tempi
  • a descrivere episodi di vita vissuta

In questo modo potrà iniziare a ricollegarsi con ciò che abbia davvero sentito in quel momento, sia nel campo interiore metacognitivo che in quello relazionale e interpersonale.

Qual è la differenza tra gli autori della Terapia metacognitiva interpersonale e Semerari e i suoi collaboratori del Terzo Centro?

Semerari e i suoi collaboratori condividono poco il lavoro esplicito sugli stati mentali. Invece teorizzano che il processo terapeutico avvenga completamente attraverso il canale non verbale, ma relazionale.

Secondo essi, la fuoriuscita dai cicli patologici avviene esclusivamente attraverso il diverso modello relazionale che avviene in seduta, attraverso la famosa disciplina interiore che permette al terapeuta di non cascare nelle provocazioni attivanti del paziente.

Semerari afferma:

Un ciclo interpersonale è un processo relazionale in cui i due partecipanti sono spinti ad agire in modo da rinforzare la patologia di uno dei due.

In quanto processo relazionale, quindi cessa quando uno dei due non ha più questa tendenza d’azione.

Non c’entra niente con quello che si dice al paziente. Il terapeuta esce dal ciclo con operazioni di disciplina interiore e passa da una posizione relazionale problematica ad una empatica”.

Questo è vero anche per gli autori della TMI. Questo però non significa che il canale cognitivo esplicito consapevole sia del tutto ininfluente.

In un certo senso, Wells e il gruppo TMI sono separati da una simile differenza.

Anche Wells riferisce

  • Il processo attentivo si ripresenta nel difetto metacognitivo in disfunzioni e nella terapia in un riadestramento.
  • In entrambi casi il funzionamento è a livello non verbale.

Tuttavia, ci sono differenze tra Semerari e Wells:

  • per il primo il problema è interpersonale,
  • per il secondo attentivo. E in questo Semerari e il gruppo TMI sono più vicini tra loro.

Sembrerebbe che il modello TMI goda della massima vicinanza con il modello di Fonagy.

Il modo in cui Bateman e Fonagy descrivono la carenza di mentalizzazione è prossimo alla concezione che si ha, nel modello TMI, delle carenze di metacognizione nei pazienti con disturbo di personalità.

Mostrano una difficoltà nel comprendere gli stati mentali come eventi interiori e un rifugiarsi in intellettualizzazioni sterili (che Fonagy chiama pseudo-mentalizzazioni).

Però, nel modello TMI c’è maggiore attenzione per la precisione concettuale.

Come sappiamo, in Fonagy la liquidità della definizione di mentalizzazione è quasi una scelta consapevole. La mentalizzazione è un concetto pratico che non è necessario definire con esattezza.

Non è questa la scelta degli autori del modello TMI, che invece definiscono con chiarezza i contorni concettuali del loro pensiero.

La parte protocollare del libro descrive un modello applicabile a tutti i disturbi di personalità in maniera quasi indifferenziata.

Possono essere trattati dalla TMI con piccoli aggiustamenti il disturbo di personalità:

  • narcisistico
  • evitante
  • ossessivo-compulsivo
  • dipendente
  • paranoide
  • passivo-aggressivo
  • depressivo

Come riferisce l’autore del articolo, Giovanni Maria Ruggiero

Devo dire che questa scelta mi ha un po’ meno soddisfatto, perché la capacità di non trasformare i disturbi di personalità in una pappa indifferenziata era sempre, stata, a mio parere, un punto di forza del vecchio modello metacognitivo condiviso, quando Dimaggio e Semerari ancora collaboravano.

Sono citati nel testo: Bateman Anthony, Carcione Antonino, Dimaggio Giancarlo, Fonagy Peter, Montano Antonella, Nicolò Giuseppe, Popolo Raffaele, Procacci Michele, Salvatore Giampaolo, Semerari Antonio, Wells Adrian

Università e centri di ricerca: Terzocentro di Psicoterapia Cognitiva – Roma

ID Articolo: 39491 – Pubblicato il: 10 febbraio 2014

👤di Giovanni Maria Ruggiero

https://www.stateofmind.it/2014/02/

BIBLIOGRAFIA:

Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale. Raffello Cortina, Milano. ACQUISTA ONLINE

Dimaggio, G., Semerari, A. (2007). I disturbi di Personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali. Laterza, Bari.

Bateman, A., Fonagy, P. (2010). Guida pratica al trattamento basato sulla mentalizzazione. Per il disturbo borderline della personalità. Milano, Cortina.

Wells, A. (2009). Terapia Metacognitiva dei Disturbi d’Ansia e della Depressione. Eclipsi, Firenze.

 

 

 

 

 

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